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COLOMBACCIO. GIÙ LA MASCHERA: ISPRA C’È O CI FA?

  • Immagine del redattore: FIDC-UCT
    FIDC-UCT
  • 20 mar
  • Tempo di lettura: 3 min

Il Piano di controllo sulla specie colombaccio approvato con una specifica delibera della Regione Emilia Romagna su cui è intervenuto il Presidente Buconi evidenziando la posizione dell’Associazione, era stato proposto anche in Toscana. Grazie al tempestivo intervento della nostra associazione e delle immediate argomentazioni fornite al competente assessorato, siamo riusciti ad evitare che anche nella nostra regione si potessero realizzare prelievi ingiustificati di soggetti nidificanti, con gravi ripercussioni sulla specie.


Di seguito il comunicato di Federcaccia Nazionale.


Non è la prima volta che ci chiediamo se esistono due ISPRA. Una con cui è possibile instaurare rapporti e progetti di reciproco interesse, per il mondo venatorio e quello scientifico, l’altra che nei confronti della caccia e dei cacciatori ha un atteggiamento palesemente avverso.

Dopo avere letto i primi pareri ISPRA sui calendari venatori, in particolare quello della regione Marche, è evidente un cambiamento inaspettato in merito alla preapertura al colombaccio, sulla quale l’Istituto esprime parere contrario. Eppure su questa scelta ISPRA si era per numerose stagioni e fino all’anno scorso espressa favorevolmente con tutte le Regioni e il colombaccio ha sempre consentito lo svolgimento della preapertura con poche giornate fisse all’inizio di settembre.

Questo non ha influenzato negativamente la popolazione nidificante in Italia, che continua la sua tendenza positiva, così come quella europea che è anch’essa in una fase di forte espansione numerica. Il colombaccio non è una specie in calo!

Ma quello che è ancora più sorprendente e inspiegabile nella decisione ISPRA di negare la preapertura alla specie è il parere favorevole rilasciato alla Regione Emilia-Romagna per un piano di controllo del colombaccio in cui si consente l’abbattimento di ben 11.000 capi all’anno nel periodo 1° aprile-15 settembre, quindi nella primavera e nell’estate, cioè nel pieno della nidificazione della specie in tutto il territorio.

Se lo stesso parere rilasciato alle Marche dovesse essere inviato (come ci si aspetta) anche alla Regione Emilia-Romagna come giustifica ISPRA la contraddizione di essere contraria alla caccia per due giornate fisse all’inizio di settembre ma favorevole al controllo nel pieno della riproduzione da aprile a fine agosto?

A questo si aggiunge che ISPRA, di nuovo anche qui modificando il precedente orientamento, non dà più parere – in questo caso vincolante – positivo al prelievo del colombaccio a febbraio, e quindi anche quelle Regioni che lo inserivano in calendario sono state costrette a toglierlo.

Siamo di fronte a una situazione non più tollerabile. È evidente che per ISPRA il cacciatore è buono e bravo solo se non va a caccia ma pratica il “controllo faunistico”.

Basta con le ipocrisie e le mistificazioni.

Giù la maschera una buona volta. La ricerca deve essere libera, ma soprattutto libera da ideologie e preconcetti che ne falsano se non i risultati certamente l’interpretazione degli stessi.

È tempo che anche la politica dica la sua e siano Ministeri e Governo, nel rispetto dei reciproci ruoli e competenze, a fissare una volta per tutte dei criteri di lavoro e interpretativi che non possano essere piegati di volta in volta alle opinioni del ricercatore di turno. Per la scienza, ma anche per i cittadini, il bicchiere deve avere un contenuto la cui misura sia solo una, e non essere mezzo pieno o mezzo vuoto a secondo della “sete” di chi lo guarda.

Lo chiariamo con forza: se qualcuno avesse mai dubbi o aspettative in questo senso, sappia che il colombaccio, a questo punto, diventa la specie simbolo del nostro rifiuto di certe logiche. Federcaccia non ci sta e combatterà con tutti i mezzi a sua disposizione. Non solo per il colombaccio, ma per tutta la caccia.

 
 
 

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